La guerra in Iran e la corsa al prezzo del greggio stanno alimentano il timore di una nuova fiammata inflazionistica, capace di mettere a dura prova l’economia globale.
Per le imprese del largo consumo questa instabilità genera forti pressioni sui prezzi alla produzione1:
Si tratta di oneri che il sistema industriale può sostenere solo per un periodo limitato: “Le aziende possono assorbire lo choc energetico per qualche settimana”, ha dichiarato Francesco Mutti, presidente di Centromarca, a La Stampa martedì 10 marzo. Una capacità di assorbimento sempre più ridotta anche a causa della compressione dei margini registrata negli ultimi anni. “La capacità di trasferire a valle i costi è limitata”, continua Mutti. “Nel 2022-2023 le imprese hanno visto ridursi i margini proprio perché non potevano ribaltare tutti i costi sui prezzi. Sugli scaffali c’è una concorrenza fortissima e il consumatore penalizza subito chi prova ad avere extra-margini”. Gli ultimi avvenimenti stanno quindi mettendo a rischio la tenuta di una filiera produttiva; se la crisi dovesse protrarsi, conclude il presidente di Centromarca, “sarà necessario un intervento strutturale del governo”.
Preoccupazione, quella sui rincari energetici, condivisa anche dall’Esecutivo. Giancarlo Giorgetti, Ministro dell’Economia, intervenuto davanti all’Eurogruppo, ha infatti sottolineato che “l’instabilità energetica mette a rischio non solo la competitività delle nostre aziende, ma anche la nostra sicurezza economica. […] Sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria”. Ha infine sollecitato “misure straordinarie da parte dell’Europa come nel 2022”. Sono attese decisioni da Bruxelles, dove il Consiglio europeo si riunirà la prossima settimana.