A cura di Maria Mazzone, Accenture innovation & reinvention lead
Nel panorama attuale del largo consumo italiano, caratterizzato da dinamiche di mercato fortemente competitive, volatilità dei costi e una rapida evoluzione dei comportamenti d’acquisto, l’innovazione non può più rappresentare una sequenza estemporanea di lanci tattici o restyling. Deve trasformarsi in una vera e propria capacità organizzativa strutturata, sistemica e scalabile.
È questo il messaggio chiave che emerge dall’Innovation Readiness Assessment, la nuova ricerca sviluppata da Centromarca in partnership con Accenture. Lo studio offre una fotografia nitida del livello di maturità dell’industria della Marca in Italia nell’abilitare e scalare l’innovazione, grazie alle risposte di un panel di aziende rappresentativo (pari al 48% del market share complessivo degli associati, distribuito tra un 60% food e 40% non food, e bilanciato tra grandi gruppi e pmi).
La relazione tra Innovation Readiness e Innovation Outcomes
Il framework di analisi ha messo a confronto due dimensioni fondamentali: l’Innovation Readiness (l’infrastruttura costituita da Strategia, Tecnologie & Partnership, Cultura d’innovazione e Processi d’innovazione) e gli Innovation Outcomes (i risultati concreti su innovazione di Prodotto, di Esperienza e di Impresa).
L’evidenza principale emersa dalla ricerca è che le aziende che investono maggiormente nella costruzione degli abilitatori dell’innovazione sono quelle che riescono a generare risultati più significativi, continuativi e bilanciati. L’analisi identifica infatti un 41% di “Eccellenze Bilanciate”, realtà che dispongono di un’infrastruttura di innovazione solida e riescono a tradurla in risultati concreti nelle diverse tipologie di innovazione. Un 23% sono le aziende che ottengono risultati di innovazione superiori rispetto al livello di maturità della propria infrastruttura. Questa dinamica può essere favorita da un forte heritage di prodotto, da una leadership particolarmente incisiva o da modelli decisionali top-down, capaci di generare innovazione anche in presenza di abilitatori meno strutturati. Un 27% del campione è costituito da “Aziende in Consolidamento”, che stanno progressivamente rafforzando i propri abilitatori e la capacità di trasformarli in risultati. Infine, un 9% di aziende (prevalentemente local branches di multinazionali) mostra una Readiness superiore agli Outcomes, segnalando un tipico cortocircuito: investimenti e linee guida definite dagli headquarters che faticano a scaricarsi a terra sul mercato locale a causa di un disallineamento nella capacità di esecuzione.
Sbilanciamento strategico: il prodotto domina, l’esperienza attende
Analizzando la natura dei risultati ottenuti, la ricerca evidenzia una maggiore maturità delle aziende sulle innovazioni di Prodotto rispetto alle altre:
Guardando ai prossimi 12-24 mesi, il 35% delle aziende prevede di concentrare gli sforzi prevalentemente sull’innovazione di prodotto, il 33% sarà maggiormente orientato alla trasformazione dell’impresa, mentre il restante 32% adotterà un approccio bilanciato, distribuendo gli investimenti in modo relativamente equilibrato tra prodotto, esperienza e impresa.
In sintesi
Non esiste un unico modello aziendale vincente: ogni impresa costruisce la propria strada valorizzando le proprie peculiarità (sia essa l’apertura all’ecosistema delle startup o una forte cultura interna). Ciò che distingue i leader di oggi e di domani è la capacità di integrare Strategia, Tecnologie, Cultura e Processi in modo coerente, evitando approcci parziali o sbilanciati, e trasformando l’innovazione da insieme di iniziative puntuali a capacità organizzativa diffusa, continuativa e scalabile.