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Forum del Largo Consumo 2026: a Roma imprese e istituzioni a confronto sulla competitività della filiera


Si è svolta ieri a Roma la seconda edizione del Forum del Largo Consumo, promosso da Centromarca e IBC, che ha riunito industria, distribuzione, agricoltura, consumatori e istituzioni attorno alle principali sfide che interessano oggi la filiera: potere d’acquisto delle famiglie, competitività delle imprese, costi strutturali, innovazione, trasformazione dei consumi e apertura ai mercati internazionali.

Una giornata di confronto che ha restituito innanzitutto la dimensione economica di un comparto che genera 600 miliardi di euro di giro d’affari, 196,7 miliardi di valore aggiunto, quasi il 10% del PIL nazionale, occupa 4,19 milioni di persone e realizza 84,9 miliardi di euro di export. Nel decennio 2015-2025 il valore aggiunto è cresciuto del 46,5% e l’export del 94,1%.

Numeri che fanno del Largo Consumo una componente rilevante del sistema produttivo italiano e che hanno rappresentato il punto di partenza del confronto con le istituzioni. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha inserito il comparto all’interno della più ampia strategia di rafforzamento del Made in Italy, sottolineando il valore delle filiere produttive italiane e il ruolo di automazione, innovazione e nuove tecnologie nel sostenerne la competitività. Nel suo intervento ha richiamato anche le misure sulla semplificazione degli incentivi e Transizione 5.0, indicando nello sviluppo della robotica applicata ai sistemi produttivi una delle direttrici della politica industriale dei prossimi anni. Urso ha inoltre posto l’accento sul costo dell’energia e sulla necessità di tutelare il potere d’acquisto di famiglie e imprese in una fase caratterizzata da instabilità internazionale e nuove barriere commerciali.

Il tema del potere d’acquisto è stato uno dei fili conduttori della giornata. Secondo un’elaborazione Nomisma su dati ISTAT per Centromarca, nel 2024 il 70% della spesa media mensile delle famiglie era costituito da spese obbligate. Abitazione e utenze rappresentavano da sole il 36%, quasi il doppio rispetto ad alimentari e bevande, pari al 19%. Tra il 2019 e il 2025, inoltre, l’aumento cumulato del carrello in Italia è stato del 26,5%, contro il 30,5% della media europea.

Una dinamica che si è sviluppata mentre le imprese hanno dovuto assorbire forti aumenti dei costi di energia, materie prime e logistica. L’analisi Deloitte sui bilanci delle aziende associate a Centromarca mostra che tra il 2021 e il 2024 l’utile netto è passato dal 5% al 4,6%, mentre gli investimenti in impianti, macchinari e nuove tecnologie sono cresciuti da 1,85 a 2,61 miliardi di euro, +41%.

««La filiera del Largo Consumo non è una semplice somma di comparti merceologici, né una mera catena di canali d’acquisto. Rappresenta una vera e propria infrastruttura di sicurezza economica, sociale e industriale per l’Italia», ha sottolineato Francesco Mutti, Presidente di Centromarca. Un ruolo che, secondo Mutti, richiede anche una maggiore capacità di agire come sistema: «Agricoltura, Industria e Distribuzione devono superare le storiche contrapposizioni per agire come un unico sistema integrato».»

Il tema della collaborazione lungo la catena del valore è stato ripreso anche dal Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, che ha indicato nelle filiere uno degli strumenti fondamentali per rafforzare il sistema produttivo italiano. Nel suo intervento ha sottolineato la necessità di considerare le imprese come partner strategici e di costruire un equilibrio capace di generare e distribuire valore lungo tutti gli anelli della filiera, a partire dalla produzione agricola. Lollobrigida ha inoltre richiamato gli investimenti realizzati su filiere, energia e logistica e il ruolo dell’internazionalizzazione nel consolidare la presenza dell’agroalimentare italiano sui mercati esteri.

Il Forum ha guardato anche alle trasformazioni della domanda. Nel 2025 gli over 65 rappresentavano un italiano su quattro e nel 2045 saranno uno su tre, mentre la popolazione italiana è prevista in diminuzione da 58,9 a 55,9 milioni. Parallelamente il Fuori Casa ha raggiunto un valore di 102 miliardi di euro, confermando come demografia, turismo, stili di vita e capacità di spesa stiano modificando profondamente le occasioni di consumo e le esigenze alle quali le imprese sono chiamate a rispondere.

Nella sessione dedicata alle PMI, promossa con IBC, il confronto si è concentrato invece sulle condizioni necessarie per sostenere produttività, crescita e capacità di competere. Tra le principali esigenze indicate dalle imprese per il biennio 2026-2027 figurano il miglioramento del contesto economico internazionale, la riduzione del costo degli input produttivi, del cuneo fiscale e delle barriere commerciali, insieme alla semplificazione burocratica.

«È tempo di superare definitivamente una logica storicamente miope, fatta di contrapposizioni commerciali tattiche e di conflittualità d’acquisto tra Produzione e Distribuzione. La filiera deve iniziare a ragionare come un unico ecosistema integrato», ha sottolineato Flavio Ferretti, Presidente IBC. Una collaborazione che, secondo Ferretti, può trasformare le PMI «da semplici fornitori ad autentici partner strategici», favorendo maggiore capacità di investimento, innovazione e presenza sui mercati internazionali.

Digitalizzazione, efficienza, collaborazione tra imprese e ricambio generazionale sono alcune delle leve sulle quali intervenire dall’interno. Un esempio concreto riguarda la logistica: la mancata collaborazione genera costi stimati in oltre 200 milioni di euro l’anno.

La dimensione internazionale ha chiuso la giornata con l’intervento del Viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, dedicato alle nuove opportunità internazionali per le PMI e per il Largo Consumo, in uno scenario nel quale diversificazione dei mercati, competitività e capacità di fare sistema assumono un peso crescente.

Dal confronto di Roma emerge così una filiera che, pur confrontandosi con costi crescenti, trasformazioni demografiche e un quadro internazionale sempre più complesso, continua a investire e a rappresentare una componente significativa dell’economia italiana. Rafforzare la collaborazione tra i diversi anelli, intervenire sui costi strutturali, favorire innovazione e produttività e sostenere la capacità delle imprese di crescere sui mercati internazionali sono alcune delle priorità attorno alle quali si è sviluppato il confronto tra imprese e istituzioni durante la seconda edizione del Forum.

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