L'Opinione

Fiorella Passoni, 11/02/2020

Il mondo sotto la lente di Edelman Trust Barometer


In Italia la fiducia continua a crescere, tanto che in Europa il nostro Paese è preceduto soltanto dall’Olanda. In dettaglio, il business è l’istituzione che si colloca al primo posto (73% per l’élite, 56% per la popolazione), seguita da NGO’s (64% e 48%) e media (61% e 49%). In coda il governo, che riscuote fiducia solo dal 57% dell’élite e dal 40% della popolazione. Da sottolineare che negli ultimi 10 anni la credibilità di governo e imprese si è invertita: nel 2010 il governo era 33% e il business al 27%, ora il business al 73% e il governo al 57%. Non solo: alle imprese e agli amministratori delegati è assegnato un ruolo molto importante nel guidare il cambiamento senza attendere le decisioni del governo; l’89% del campione chiede esplicitamente a loro di prendere posizione in merito a grandi temi quali l’impatto dell’automazione sul lavoro, l’uso etico della tecnologia, la formazione in vista dei nuovi lavori che il futuro comporta. È la fotografia dell’Italia scattata dalla 20 esima edizione dell’Edelman Trust Barometer, la più importante indagine globale sul tema della fiducia realizzata dall’agenzia di comunicazione Edelman in 28 paesi su di un campione di 34.000 persone, diviso tra élite (la parte più informata e con maggior tenore di vita) e il resto della popolazione.

 

Fiducia nelle imprese, dunque, ma anche molta perplessità nei confronti del nostro sistema economico. Nel mondo solo il 18% della popolazione è convinto che vada bene, il 34% non ne è sicuro, il 48% pensa che non funzioni bene, il 56% che danneggi il mondo più di quanto non giovi (in Italia la percentuale raggiunge il 61%). Prevale un senso di ingiustizia (74%) e di desiderio di cambiamento (73%). A livello mondiale l’83% della popolazione ha paura di perdere il posto per una delle seguenti ragioni: precariato, recessione, incompetenza, immigrazione, automazione, delocalizzazione. Quest’ultima, la delocalizzazione, in Italia rappresenta da sola la minaccia più forte: 70%. Restando sempre in Italia soltanto il 29% delle persone pensa che starà meglio nei prossimi 5 anni. E questa percezione negativa affligge buona parte dei Paesi fortemente sviluppati: i giapponesi “ottimisti” sono solo il 15%, i francesi il 19%, i tedeschi il 23%, gli inglesi il 27%, gli olandesi il 31%, gli statunitensi il 43%.  Una delle ragioni di questo timore per il futuro è rappresentato della paura di perdere rispetto e dignità: lo dichiarano il 67% degli italiani, il 64% degli spagnoli, il 62% dei francesi, il 55% degli statunitensi, il 52% dei tedeschi.

 

Il 61% della popolazione mondiale è spaventata dal cambiamento troppo veloce imposto dalle nuove tecnologie. Il 67% del campione pensa che i progressi in questo campo siano troppo veloci e l’80% crede che il Governo non comprenda le nuove tecnologie emergenti in misura tale da riuscire a regolamentarle efficacemente. In Italia il 73% del campione non crede che gli attuali leader siano in grado di affrontare con successo le sfide del paese e l’85% ritiene gli scienziati come la voce più credibile.

 

Finita l’ebbrezza dei social media, che perdono 14 punti percentuali dal 2012 ad oggi mentre invece mantengono la propria credibilità i media tradizionali, emerge un forte desiderio di credibilità e di competenza. Analizzando più in profondità i risultati globali del sondaggio, si scopre infatti che nessuna delle quattro istituzioni presa in considerazione è ritenuta competente ed etica allo stesso tempo. Le imprese si aggiudicano il primo posto per competenza, ma sono ritenute poco etiche nei loro comportamenti, le NGO’s sono etiche ma incompetenti, i media né etici né competenti. Peggio ancora i governi. In Italia la situazione non è migliore, anzi, soltanto il business sfiora l’asticella della competenza, le NGO’s quella dell’etica, mentre media e governo sprofondano nell’incompetenza e nella mancanza di etica. Drammatico se si pensa che proprio sul terrendo dei comportamenti morali si gioca e si vince la battaglia della fiducia. Non solo, nessuna delle istituzioni è ritenuta avere una “visione” del futuro: governi 35%, media 35%, business 41%, NGO’s 45%.

 

Ecco quindi la grande opportunità per la comunicazione d’impresa sia interna che esterna: invece di inseguire le notizie (sempre più “fake”) spostare l’attenzione sulla competenza, la visione del futuro, l’impegno etico, la solidarietà, la tutela dell’ambiente, la sostenibilità economica. Il tutto facendo parlare i leader, i CEO (la cui credibilità è passata in Italia dal 27% al 35% negli ultimi 10 anni), ma anche i tecnici, gli esperti, la gente comune. Le imprese non dovrebbero farsi imporre la propria agenda dai media, ma dovrebbero essere capaci di elaborare la propria perché è proprio sul terrendo dei comportamenti reali che si gioca e si vince la battaglia della fiducia.

 

Come funziona l’Edelman Trust Barometer?

Questa è la 20° edizione dell’indagine annuale sulla fiducia e credibilità. E’ stata realizzata dalla società di ricerca Edelman Intelligence e si basa su interviste online di circa 30 minuti condotte fra il 19 ottobre e il 18 novembre 2019 in 28 Paesi. Il campione è costituito da oltre 34.000 persone residenti in 28 Paesi; per élite si intende un campione costituito da persone con età compresa fra 25 e 64 anni laureate, con un reddito che si colloca nella fascia alta (25%) del proprio Paese, abituali lettori e fruitori di informazioni.

 

Fiorella Passoni, General Manager – Edelman Italy

 

Scarica il Global Report – Edelman Trust Barometer 2020

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